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Diagnostica integrata per la Chiesa di Fossoli: un approccio multidisciplinare alla conservazione del patrimonio architettonico

  • 4 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

La Chiesa della Natività Beata Vergine Maria di Fossoli, situata nel comune di Carpi (MO), è stata oggetto di una delle più recenti campagne diagnostiche condotte dal team Arch-Indagini. 

Questo intervento rappresenta un esempio paradigmatico di come la moderna diagnostica non distruttiva possa fornire informazioni cruciali per la conservazione degli edifici storici, integrando tecniche diverse per ottenere un quadro conoscitivo completo e affidabile.



Un approccio diagnostico a 360 gradi

La peculiarità di questo intervento risiede nell'integrazione sinergica di molteplici metodologie diagnostiche, ciascuna mirata a rispondere a specifiche domande conservative. 

L'indagine ha coinvolto simultaneamente:

  • la caratterizzazione meccanica delle murature;

  • la valutazione dello stato di conservazione delle strutture lignee di copertura;

  • l'analisi dei materiali costitutivi;

  • la ricerca di preesistenze archeologiche nel sottosuolo.

Questa impostazione multidisciplinare consente di superare i limiti delle singole tecniche, fornendo ai professionisti del restauro un dataset ricco e interconnesso, fondamentale per progettare interventi conservativi consapevoli e rispettosi della stratificazione storica dell'edificio.


Le murature: tra disomogeneità e caratteristiche meccaniche

Le prove soniche per trasparenza hanno permesso di mappare la distribuzione delle discontinuità interne alle murature, evidenziando zone con diverso grado di compattazione. Utilizzando un martello strumentato e accelerometri posizionati sulle facce opposte dei paramenti è stato possibile discriminare aree disomogenee, che richiedono particolare attenzione, da quelle meglio ammorsate ed omogenee.



Le successive prove con martinetti piatti doppi hanno fornito dati quantitativi sulle caratteristiche tenso-deformative delle murature, con particolare riferimenti ai parametri dei moduli elastici e delle tensioni di prima fessurazione della muratura. Questi dati sono stati essenziali per lo svolgimento delle verifiche strutturali previste dal progetto di intervento.



Le strutture lignee: un degrado da monitorare

L'analisi della grossa orditura lignea di copertura ha rivelato un quadro conservativo complesso. Le indagini, condotte secondo la normativa UNI 11119, hanno previsto un'accurata ispezione visiva seguita da analisi resistografiche mediante Resistograph, strumento che misura la resistenza alla penetrazione di una punta rotante attraverso il legno.

I risultati hanno evidenziato essenze lignee diverse (pioppo, olmo, abete e quercia) con vari livelli di degrado. E’ stato rilevato che alcune testate di travi e puntoni presentano marcescenze e perdite di materiali a causa di infiltrazioni d'acqua e attacchi biologici pregressi da parte di insetti xilofagi. Tali informazioni hanno consentito di scegliere la metodologia di intervento più appropriata: consolidare o sostituire puntualmente gli elementi più degradati.


Sotto il pavimento: sorprese archeologiche

Una delle scoperte più affascinanti è emersa dalle indagini tramite georadar, che hanno rivelato la presenza di anomalie stratigrafiche significative nel sottosuolo della chiesa. In corrispondenza dell’attuale presbiterio è stata individuata, a circa 80 cm di profondità, una struttura geometrica semicircolare, presumibilmente simile ad un'abside sepolta, di dimensioni stimate intorno a 3x2 metri.



Questa scoperta apre prospettive interessanti sulla storia costruttiva dell'edificio, suggerendo la presenza di una fase edilizia precedente all'attuale configurazione della chiesa. Le indagini endoscopiche hanno successivamente confermato la presenza di stratigrafie complesse caratterizzate da riempimenti caotici e strutture continue in laterizio.


Materiali e tecniche costruttive: le analisi di laboratorio

Le analisi mineralogico-petrografiche condotte su campioni di malte e intonaci hanno rivelato leganti prevalentemente a base di gesso e calce, talvolta debolmente idraulica per l'aggiunta di polvere di laterizio. Gli aggregati risultano prevalentemente di origine fluviale, con caratteristiche morfologiche che confermano tecniche costruttive tradizionali.



Particolarmente interessanti sono risultate le analisi micro-Raman sugli strati pittorici, che hanno permesso di identificare con precisione i pigmenti impiegati nelle decorazioni: blu oltremare, ftalocianina blu (PB15) mescolata con ossido di titanio e giallo ocra, fornendo informazioni preziose per eventuali interventi di restauro pittorico.


Conclusioni: conoscere per conservare

Questo caso studio dimostra, ancora una volta, come un approccio diagnostico integrato sia fondamentale per la corretta conservazione del patrimonio architettonico. La combinazione di tecniche non distruttive e parzialmente distruttive, insieme alle analisi di laboratorio, consente di acquisire dati oggettivi e quantificabili, trasformando la diagnostica da semplice fase preliminare a vero e proprio strumento di coordinamento e controllo della qualità degli interventi conservativi.

 
 
 

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Indagini su Edifici & Diagnostica Strutturale

Architetti: Riccardo De Ponti e Laura Bolondi

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