Analisi mineralogico petrografica

Malte e Intonaci

Normativa di riferimento:

UNI EN 12407:2001 - Metodi di prova per pietre naturali - Esame petrografico.

Scopo delle prova:

Conoscere la composizione mineralogico-petrografica di malte ed intonaci.

Livello di conoscenza acquisito (da indicazioni contenute nella Circolare Esplicativa 7/2019 delle NTC18):

LC2

 

Analisi mineralogica petrografica: descrizione della prova

Negli edifici storici spesso è molto difficile prelevare campioni di dimensioni sufficienti per l’esecuzione di prove meccaniche. Le uniche informazioni disponibili riguardano la composizione della malta e lo stato di degrado. A queste finalità rispondono le analisi mineralogico-petrografiche sulle malte attraverso osservazioni allo steromicroscopio a luce riflessa e al microscopio polarizzatore a luce trasmessa.

 
Analisi allo stereomicroscopio

Il microscopio stereoscopico è caratterizzato dalla presenza di due diversi obiettivi, che restituiscono due diverse immagini agli oculari. Dall’analisi stereomicroscopica è possibile osservare la stratigrafia del materiale, si possono evidenziare le dimensioni degli aggregati e dei pori più grandi. Non sono invece determinabili con sicurezza la natura del legante o la mineralogia degli aggregati.

La stereomicroscopia si rivela molto utile anche nel caso in cui il campione prelevato presenti strati pittorici: è possibile vederne la stratigrafia e, in alcuni casi favorevoli, procedere ad una datazione.

 

Analisi al microscopio polarizzatore

Lo studio petrografico mediante microscopio polarizzatore permette innanzitutto di riconoscere il tipo di legante e la natura dell’aggregato:

  • il legante può essere di calce (area, idraulica o resa tale mediante additivi), idraulico moderno (cemento, cemento romano, etc.) o gessoso;

  • l’aggregato è classificabile sulla base  della petrografia edella sua origine (naturale o di frantumazione), dell’arrotondamento, della sfericità e della composizione.

 

Inoltre possono essere riconosciuti:

  • Grumi, comunemente detti calcinelli, presenti all’interno del legante. La presenza di grumi è sempre riferibile ad  un cattivo processo di produzione del legante che non viene debitamente vagliato dopo lo spegnimento.

  • Additivi. Possono essere individuate le cosiddette “aggiunte”: paglia, frammenti di legno, cenere e altri materiali solidi aggiunti all’impasto per migliorarne le qualità. Alcuni additivi (olii, rosso o chiara d’uovo, resine, etc.) non possono essere identificati se non attraverso specifiche analisi chimiche.

  • Rapporto legante/aggregato.

  • Porosità, per pori di diametro >10µm, e classificabile con una discreta sicurezza in base alle cause che hanno portato la presenza di aria all’interno del materiale (eccesso di acqua nell’impasto, fessurazione da ritiro, dissoluzione o fratturazione per gelività, etc.).

  • Processi secondari o prodotti di alterazione, come dissoluzione e ricristallizzazione di calcite, presenza di gesso cristallizzato.

La conoscenza dell’esatta composizione di una malta permette la riproduzione di malte o miscele da iniezione con caratteristiche simili a quelle originarie o comunque compatibili, da impiegare in eventuali operazioni di riparazione.

Arch-Indagini -Indagini Edifici e Diagnostica Strutturale

Architetti: Riccardo De Ponti e Laura Bolondi

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