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La diagnostica oltre la fase preliminare: valutare l'efficacia del consolidamento strutturale

  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Nella maggior parte dei casi, l'indagine diagnostica costituisce la fase preliminare di qualsiasi progetto di restauro: la sua funzione analizza lo stato di conservazione dell'edificio, ne evidenzia le vulnerabilità e fornisce gli elementi conoscitivi indispensabili alla definizione delle scelte progettuali."


Oggi questo approccio sta evolvendo. Le indagini non invasive e non distruttive stanno assumendo un ruolo sempre più importante anche nelle fasi successive ai lavori di cantiere, diventando strumenti di verifica dell'efficacia degli interventi di consolidamento e parte integrante delle strategie di conservazione programmata.


È questo il tema centrale dell’intervento presentato dai nostri architetti Laura Bolondi e Riccardo David De Ponti, insieme al collega Lorenzo Cantini, nell'ambito del XLI Convegno Scienza e Beni Culturali di Bressanone, dedicato quest'anno a "La valutazione degli interventi. Obiettivi, strategie, tecniche".



Dalla conoscenza alla validazione dell'intervento

Nel restauro contemporaneo non è più sufficiente verificare che un intervento sia stato eseguito correttamente: è necessario comprenderne gli effetti reali sulla struttura e valutarne l'efficacia attraverso dati oggettivi.


In quest'ottica, la diagnostica diventa un processo continuo: le indagini vengono eseguite prima dell'intervento per definire lo stato di conservazione dell'edificio, ma vengono ripetute anche successivamente per confrontare i risultati e misurare le variazioni indotte dalle operazioni di consolidamento.


Il confronto tra campagne diagnostiche ex ante ed ex post permette, infatti, di verificare se le tecniche adottate abbiano realmente migliorato la continuità materica, ridotto le discontinuità interne o incrementato le prestazioni meccaniche degli elementi interessati.


Si tratta di un cambio di prospettiva significativo: la diagnostica non rappresenta più soltanto una fase conoscitiva, ma diventa uno strumento di validazione tecnica dell'intervento.


Il ruolo delle indagini soniche e ultrasoniche

Tra le metodologie più efficaci per questo tipo di valutazione rientrano le prove soniche e ultrasoniche.


Entrambe si basano sulla propagazione di onde elastiche all'interno del materiale, ma si differenziano per frequenza e modalità di applicazione. La velocità con cui l'onda attraversa la muratura o l'elemento lapideo è direttamente correlata alla sua continuità interna: vuoti, fessure, distacchi o fenomeni di degrado rallentano infatti la propagazione del segnale.


Ripetendo le stesse misure prima e dopo un consolidamento è possibile confrontare i risultati in maniera quantitativa, ottenendo una valutazione oggettiva dell'efficacia dell'intervento.


Caso studio 1: Casa il Monte, Borzano di Albinea (Reggio Emilia)

Il primo caso presentato riguarda Casa il Monte, un edificio rurale ottocentesco nel territorio emiliano, caratterizzato da murature miste in pietra arenaria e laterizio.

Prima del consolidamento sono state eseguite prove soniche in trasparenza per individuare vuoti e discontinuità presenti nella muratura. Successivamente è stato realizzato un intervento mediante iniezioni a bassa pressione con malte a base di calce, seguito da una nuova campagna diagnostica.



Il confronto tra i risultati ha evidenziato un incremento significativo della velocità di propagazione delle onde, che in alcune aree è passata da circa 1000-1200 m/s fino a 2600-2800 m/s.


L'aumento della velocità rappresenta un indicatore diretto del miglioramento della compattezza e della continuità della muratura, confermando l'efficacia dell'intervento di consolidamento.


Caso studio 2 : la Chiesa di San Fermo a Borno (Brescia)

Il secondo esempio riguarda la Chiesa di San Fermo, piccolo edificio di culto situato nel territorio montano bresciano. L'attenzione si è concentrata sulle sottili colonne in pietra di Sarnico del portico di facciata, interessate da fessurazioni longitudinali sviluppatesi nel tempo.



Le indagini ultrasoniche hanno permesso di caratterizzare lo stato di conservazione delle colonne e di misurare la profondità delle lesioni prima dell'intervento. Le velocità registrate nelle zone danneggiate risultavano significativamente inferiori rispetto alle porzioni integre, passando da valori di circa 3000-3300 m/s fino a 1800-2100 m/s.


Dopo il consolidamento mediante silicato d'etile e la stuccatura delle fessure, una nuova campagna di prove ha evidenziato un miglioramento complessivo del comportamento del materiale. Pur permanendo una moderata resistenza al passaggio delle onde in corrispondenza delle zone trattate, dovuta all'interfaccia tra pietra e materiale di riempimento, i dati hanno confermato l'efficacia del consolidante nella ricostituzione della continuità materica.


Verso una conservazione programmata

I due casi studio dimostrano come il valore della diagnostica non si esaurisca nella fase di conoscenza dell'edificio.


La possibilità di ripetere nel tempo le medesime indagini, confrontando dati acquisiti con metodologie omogenee, consente di monitorare l'evoluzione dei materiali, verificare il comportamento degli interventi e costruire una base informativa utile alla gestione futura del bene.


In questa prospettiva, le indagini non invasive diventano parte integrante della conservazione programmata: non solo supportano il progetto di restauro, ma permettono anche di misurarne l'efficacia nel tempo, riducendo l'incertezza e orientando eventuali interventi successivi sulla base di evidenze oggettive.

 
 
 

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